Il 10 settembre, lo stesso giorno in cui l'autorità di protezione dati di Amburgo pubblicava un rapporto di 55 pagine con l'analisi tecnica completa degli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta, anche il Garante italiano per la protezione dei dati personali si è espresso sul tema, con toni più cauti: «segue con attenzione l'evoluzione tecnologica degli smart glasses», senza però un'analisi tecnica propria.
Vale la pena guardare cosa ha effettivamente trovato la controparte tedesca, perché il quadro giuridico è lo stesso in tutta l'UE. Gli ispettori di Amburgo hanno smontato fisicamente il dispositivo e analizzato il traffico dati: il LED che dovrebbe segnalare la registrazione attiva è, nella pratica, quasi impercettibile, e può essere disattivato con nastro adesivo o una copertura, ma una registrazione già avviata continua anche se il LED viene coperto in un secondo momento. Nel software è stata inoltre trovata una struttura dati predisposta per il riconoscimento facciale, per ora vuota ma tecnicamente pronta.
La conseguenza giuridica è la parte più rilevante per le aziende: l'esenzione domestica del GDPR (quella che normalmente esonera l'uso privato da gran parte degli obblighi) non si applica mai in un contesto aziendale, e nemmeno in ambito privato, una volta che si acconsente all'uso delle registrazioni per l'addestramento IA di Meta. In quel caso, chi indossa il dispositivo e Meta stessa possono diventare contitolari del trattamento.
Pensiamo a tre situazioni ordinarie: un tecnico che indossa quelli che sembrano normali occhiali mentre lavora nella vostra server room. Un dipendente che usa occhiali con videocamera per l'assistenza da remoto, per avere le mani libere. Un visitatore seduto in una sala riunioni dove sono visibili dati di clienti sul tavolo. In tutti e tre i casi, la responsabilità non dipende dal dispositivo, ma da per conto di chi avviene la registrazione.
Se la vostra azienda ha una policy che vieta dispositivi di registrazione, vale la pena controllare se copre davvero questo caso, o se è stata scritta prima che gli smart glasses diventassero indistinguibili da un paio di occhiali qualsiasi.
Fonte: Autorità di protezione dati di Amburgo, Garante
Aggiornato al: 15 settembre 2026 — La normativa è in continua evoluzione; questo contributo non sostituisce una consulenza legale o professionale individuale.
